La comunicazione tra individui spesso e volentieri è smorzata da frasi del tipo: “Adesso te lo dimostro io” ;” Sei in errore“,ecc.

Tantissime persone, alcune volutamente ma tante inconsapevolmente usano tali frasi in ogni tipo di comunicazione: sia dal vivo, sia attraverso la rete( nei social, nei forum, nei commenti, nelle email, ecc).

Frasi di questo tipo, come “nei” indelebili possono macchiare le nostre parole, quindi i nostri scritti ( anche se stilati con la massima cura e contenenti le fonti) creando distacco ed allontanamento nei confronti del nostro lettore(o interlocutore).

Pronunciare la frase “Adesso te lo dimostro io“, non va bene! E’ come se dicessimo: ” Sono più in gamba di te“; oppure ” ti dirò un paio di cosette che ti faranno cambiare idea“; tale frase può diventare una sfida che fa nascere opposizione prima ancora di aver aperto bocca.

Dire ad una persona che ha torto espressamente è come mollargli un diretto  alla sua intelligenza, al suo modo di giudicare, al suo orgoglio e al rispetto di sé stesso. Gli fate venir voglia di restituirvi il pugno, non certo di cambiare opinione.  Anche se gli dimostriamo logicamente la cosa, egli non si sposterà di un millimetro dalla sua posizione.

Anche sotto i migliori auspici è difficile far cambiare idea alla gente.

Perché renderlo ancor più complicato? Perché metterci in una posizione di svantaggio?

“So solo una cosa: di non sapere niente”

(Socrate)

Una frase usata dal filosofo rivolgendosi ai suoi seguaci.

Beh, non penso proprio di essere più in gamba di Socrate, per cui ho smesso di dar torto agli altri. Infatti quando qualcuno fa un’affermazione che giudico sbagliata, esordisco con ” Beh, sì, vedi la pensavo diversamente, ma forse mi sbaglio. Mi succede spesso. E se mi sbaglio voglio che mi si corregga. Esaminiamo il problema“.

Nessuno avrà niente da ridire di fronte alle parole “Forse mi sbaglio”.Esaminiamo il problema”.

Prima di fare il lavoro di insegnante, ho lavorato presso una concessionaria di automobili. Ricordo che quando nasceva qualche intoppo con i clienti( ritardo nella consegna dell’autovettura,  macchie di cera ancora presenti sulla carrozzeria, attese lunghe per i tagliandi, ecc), mi rivolgevo ad essi con frasi del tipo ” La nostra concessionaria ha fatto talmente tanti errori di cui ne prendo atto.” Forse con lei ci siamo sbagliati?” ,”Mi dica pure... “. Con queste frasi riuscivo  a smussare l’astio del cliente ( valorizzavo il “problema” del cliente) lasciandolo libero di dire tutto quello che pensava senza interromperlo. Il risultato è stato che molti dei miei clienti, mi hanno ringraziato per la  comprensione nei loro confronti ed alcuni mi hanno, perfino, portato degli amici per l’acquisto di un’auto nuova.

Ammettendo di poter sbagliare evitiamo di predisporre l’interlocutore  in una posizione di chiusura nei nostri confronti. Egli sarà, a sua volta, predisposto ad ammettere i propri sbagli: il tutto finalizzato ad una comunicazione più costruttiva e continuativa.

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13 pensieri riguardo “#6.Scrivere mettendosi nei panni del lettore

  1. Bello!..GIUSTO!..ma comunque per prova empirica della Vita, qualche volta un ” VIENI AVANTI, CRETINO”..con chi ci vuole, RENDE L’IDEA mille volte meglio di una FORMA, CALIBRATA e FORBITA.
    E la vera Superiorita’e Maturita’ sta nel capire IL MOMENTO GIUSTO di usare sia l’UNA che l’ALTRA forma.
    Alla fine, quel che conta e’ ottenere un RISULTATO..UN PRODOTTO..e non un binario morto.

    Questi sono gli articoli che di piu’ amo..in tanti Social che frequento.
    Quegli articoli…dove TI PORTI ” SEMPRE”! A CASA QUALCHE COSA.
    Barbara

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  2. Se tutti ci comportassimo così, molte cose
    andrebbero meglio. Si può chiarire la propria
    posizione con l’altro, civilmente, mettendosi
    in discussione. Questo però, risulta più facile
    a chi è pacato, a chi è allenato, insomma…
    lo sforzo maggiore è il suo e se il risultato
    porta ad una discussione costruttiva da
    parte di entrambi è lodevole. Spesso, però
    nella vita ci capitano individui che sono
    devoti alla frase “adesso te lo dimostro io”
    e a nulla serve essere cortesi e pacati.
    Comunque sia, l’atteggiamento vincente
    è sempre quello che hai descritto di te,
    in questi casi.

    Buon inizio settimana!

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  3. Concordo pienamente con quanto scritto, predisporsi benevolmente è sempre un grande inizio. Il problema è che, a volte, nel proseguire la conversazione questo atteggiamento risulta finto e palesemente orchestrato. Ecco, credo che questo sia un errore ancora più grave dell'”Adesso te lo dimostro io”.

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  4. lo credo anch’io, tanto che, seppur incorro probabilmente in tali errori, dal canto mio non cerco mai ne’ di contraddire ne’ di convertire tutti coloro con i quali converso e che, all’opposto di me, si dichiarano atei: avrei migliaia di argomentie di frasi convincenti, non mie ma di ben altro e alto livello, per dimostrare loro che non lo sono (per esempio), ma sono convinta che questo non si fa, se non dietro loro richiesta o comunque con il loro consenso e la loro disponibilità. e poi, dire espressamente “sono ateo”è spesso provocatorio, tanto più se ad una persona che nei suoi post ha dichiarato e dimostrato di credere molto, quindi anche perciò non va raccolta, va fatta scivolare… voglio dire: io sono stata accettata e letta così come sono e tanto e quanto devo fare agli altri, se no non vale…

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  5. Scrivere mettendosi nei panni del lettore credo che sia uno tra i consigli più utili che si possano dare, sembra una banalità ma non credo che molti lo facciano! Da quando ci faccio caso ho cambiato molto del mio modo di scrivere ricette! Grazie davvero 😘

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