Post scritto a Febbraio 2016

Oggi è carnevale.

Nella mia città natale questa festa pagana è molto sentita dai paesani( ci sono sfilate di carri, la corte di re carnevale, i bambini vestiti a maschera in corteo), eppure questa mattina entrando in un bar per prendere un caffè(…anche in questo giorno di festa , di attesa e di fermento) ho trovato una fila immane alla cassa del  10 e lotto ( la ricerca della fortuna non subisce distrazioni, ho pensato!)

Il nostro desiderio di stare bene, di essere fortunati, ci spinge al gioco in maniera così ripetuta da annientare tutto, persino la nostra vita.

Ma è mai possibile che non si riesce a capire, che dovremmo giocare tutti i giorni ,per un milione di anni ,la stessa combinazione per avere una discreta probabilità di vincere?

Mi ha colpito un tizio(questa mattina al bar) penso che non fosse entrato, inizialmente, per giocare: vede la fila,.. e che fa?.. si incolonna anche lui per tentare la fortuna, pazzesco!.

E’ mai possibile, essere così ciechi di fronte ad una smisurata improbabilità di vincere?

Preferiamo sempre cullarci nell’idea di avere un colpo di fortuna?

L’allegria, il fermento vitale era lì fuori e loro incolonnati per giocare? 

Questo episodio, mi ha fatto ritornare alla mente, un principio adottato dagli oratori dell’antica Grecia, che ho letto anni fa in un libro di retorica:”Il sembrare vero conta più dell’essere vero“.

Per rendere la nostra comunicazione persuasiva, dovremmo rendere la nostra tesi del discorso “verosimile“, ma non crudelmente “vera”:  quindi cerchiamo di dare più speranza ( nei nostri discorsi), all’interlocutore. Egli ne ha bisogno, lo desidera!

download

Annunci

5 pensieri riguardo “1.1.La fortuna è nelle nostre parole.

  1. Mio padre ha giocato la sua schedina per tutta la vita e , quando ero bambina , mi coinvolgeva, il sabato pomeriggio, nei suoi deliri verosimili, che regalavano, a noi due, grandi sognatori, una mezz’ora di credibile felicità anticipata, come se tutto fosse già successo. Eccola lì, la mia spyder rossa, “per quando sarai più grande prenderai la patente” e la mia pelliccia di castorino “per quando sarai una signorina” (a quei tempi ero troppo immatura per desiderare una pelliccia ecologica) e la collana di perle per la mamma, il brindisi con lo champagne per i grandi, la cena al ristorante e, naturalmente, la casa! Perché mio padre sapeva raccontare i sogni.

    Liked by 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...