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“Vivere creativamente” significa affrontare la vita sotto l’aspetto del continuo divenire, sul quale abbiamo la facoltà di esercitare il nostro controllo senza adagiarsi nell’abitudine, senza lasciarsi spaventare dai mutamenti, anzi accoglierli volentieri. La chiave di volta del nostro atteggiamento è la prontezza nell’intuire i vantaggi che potremmo trarre dalla circostanza e la capacità di rimboccarci le maniche per afferrare le occasioni favorevoli non appena si presentino

 Quando eravamo bambini, non avevamo  il tempo di affliggerci, perché eravamo  capaci di ” vivere creativamente ” ogni attimo della vita.

Sentirsi schiavo delle circostanze negative  è deleterio, la vita non è affatto una sola, lunga esperienza.

Ogni giorno è un giorno nuovo che non è mai esistito prima.

Le persone che si reputano sfortunate , vivono come paralizzate, si irrigidiscono  e non muovono un dito per aggirare le difficoltà. Mentre le persone creative sono flessibili, non si attengono a schemi e principi rigidi ed ogni cosa è vista non univocamente ma in tanti modi diversi.

I rigidi si rassegnano, rinunciano, tutto a danno dello spirito creativo; non cambiano idea, indossano una corazza e non si rendono conto che questo atteggiamento possa diventare frustrante e paralizzante. Il creativo affronta tutte le situazioni senza lasciarsi sgomentare e senza mettersi in apprensione, senza malanimo ed emozioni negative che potrebbero risultare deleterie per lui stesso.

Tutti possono avere la capacità potenziale di cambiare gli atteggiamenti passivi in atteggiamenti opposti, stracolmi di argento creativo e molto più proficui.

Optare per una delle tante scelte positive, anche se l’evento non è bellissimo, è l’unico modo per rendere la vita più dolce.

Al giorno d’oggi, chi non ha difficoltà?

L’albero stretto nel bosco fitto, cresce più in fretta perché vuole arrivare alla luce. Se ci si sente compressi, umiliati e offesi, l’importante è tenere duro con la consapevolezza che se lo si desidera fortemente, la meta non sarà mai troppo lontana.

 

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23 pensieri riguardo “#4. Vivere creativamente

  1. Leggo sempre molto volentieri i tuoi post, però sono riflessioni che a mio avviso in Italia non hanno molto senso in questo momento, mi spiego meglio. Conoscerai il sociologo del lavoro De Masi – ha scritto molti libri interessanti sull’ozio creativo – nel mio passato professionale ho avuto a che fare con l’organizzazione aziendale, le analisi e le perfomance anche delle persone. Ho visto lavorare tante persone con regole assurde, dove regna la rigidità e la demotivazione. Il creativo ha bisogno di avere a disposizione del tempo e spesso questo non viene concesso. Tutto si svolge in contesti antichi, pieni di ragnatele e pregiudizi, perché l’Italia nonostante abbia sociologi del lavoro come De Masi che fa consulenze anche a multinazionali mondiali, ritiene di continuare ad attuare processi lavorativi legati a rigidi protocolli e ad un provincialismo tutto italiano e non si capacitano perché falliscono, stiamo assistendo al loro disfacimento perché non vogliono ammettere che ormai quei sistemi sono desueti e ci vuole linfa vitale, portare creatività è l’unico sistema per sopravivvere e questo in qualunque contesto della vita. Non parliamo di come le famiglie “castrano” la creatività dei figli facendoli diventare degli adulti insicuri. Tutto parte da questa splendida famiglia e poi prosegue in azienda, dove vige lo stesso cliché. L’Italia è un terreno fertile, pieno di talenti creativi, ma non li sa valorizzare e sfruttare, perché i primi che si sabotano sono loro, non si ritengono all’altezza, per tante ragioni, tutte legate a questo clima umiliante, all’oscurità ed all’insicurezza che regna da decenni e fa emergere i mediocri.

    In Italia è mal vista una persona creativa nei posti di lavoro “seri”, è considerato un mezzo scemo, un hippy, perché la parola creatività evoca il disordine e in un ambiente rigido sappiamo si deve invece mantenere inalterato il rito del rigore. De Masi insiste sull’ozio creativo, il distaccarsi da inutili riti voluti da altri che non solo sono tossici per l’evoluzione di un progettto, ma fanno perdere tempo e tantissimo denaro. Spiega benissimo ad esempio il costo beneficio attuando metodi creativi lontani dai rigidi protocolli aziendali. Invece da noi, per mantenere le sette ed i clan, riescono a distruggere le aziende più sane.

    Non sono i creativi ad attuare queste scelte criminali, ma quelli che vogliono la rigidità. Non sembra ma la parola “creatività” è maledettamente seria e molto contemporanea, ed è quella che può cambiare le sorti di una nazione.

    Un bravo creativo deve avere in mente un progetto specifico, poi essere in grado di svilupparlo e infine portarlo a compimento attraverso la sua logica che può essere astrusa per un altro, poi però ricordati che qua c’è un pregiudizio che fa schifo, perché tutto si misura attraverso logiche che appartengono al passato, non c’è da parte di manager una visione futura su come evolverà il mercato, ecco quindi che la creatività viene sempre soffocata a favore di analisi statistiche che oggi non hanno ragione di esistere visti gli equilibri piuttosto altalenanti della politica mondiale, la creatività è sopratutto rischio 😉

    Il creativo ha bisogno di un supporto morale e sopratutto economico, l’Italia è il fanalino di coda in entrambi i casi. Mi spiace dover dire che quello che scrivi è si molto bello, verissimo, mi piace tanto, ma non si può applicare nella nostra società, piena di pregiudizi – lascia stare il mondo internet mi riferisco a quello reale – regole rigide, riti vetusti , mentalità da piccolo borghese che non ha un visione futura, ma anzi contribuisce a disintegrare realtà aziendali che con un sano apporto creativo potrebbero risorgere.

    La persona di talento, creativa, fuori dagli schemi qua in Italia fa fatica a venire fuori, anzi diciamo che non esce fuori e se ci riesce è un caso su mille, fa una vera fatica, poveraccio. Il vero talentuoso spesso si nasconde, sa di avere i numeri ma sa anche che questo paese è maledettamente disincentivante, è in una sorta di letargo ventennale e favorisce solo i processi mediocri che di creativo hanno ben poco.

    Ne ho viste tante di persone capaci nella mia lunga carriera aziendale; creativi e brillanti essere messi da parte, andare in paranoia, solo perché da noi vige la regola del provincialismo che sfianca, l’aumma aumma, il farsi i piaceri tra “amici”, tutto questo demotiva anche il più dotato e talentuso, per non parlare di chi crede di saper lavorare avendo una infarinatura e pensa che si può essere dei professionisti usando dei bignami, nessuno che approfondisce i metodi e le materie, tutto è improvvisato e molto raffazzonato.

    Finchè non cambierà questo approccio da parte di tutti, questo rinchiudersi in se stessi, sabotarsi e rinunciare alla propria unicità, abdicando a favore di mediocri, tutto quello che viene scritto non potrà realizzarsi appieno.

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    1. Innanzitutto grazie per il lunghissimo commento( esattamente il 121-esimo…e il blog è nato da poco più di un mese)
      Cara Paola, chi ti risponde è un ex uomo di azienda, quindi capisco benissimo quello che vuoi dire, e capisco ancora di più la scia che si lasciano dietro le tue parole.(scusami se ti ho bannato la parte di politica(va contro il principio di questo blog) Io parlo di pensieri positivi e di emozioni, virgola, Sono risolutivi? Per me , per la mia esperienza, lo sono stati, punto. Potrei citarti tanti nomi creativi , anche italiani, (lo farò nei prossimi post )che ce l’hanno fatta. Conosco persone, con il posto fisso, che hanno lasciato il proprio lavoro frustrante per le ragioni che hai sottolineato, per dedicarsi appieno alle proprie passioni, sviscerando quella creatività compressa(chi ha assi nella manica li usa)…e ce l’hanno fatta. Essere creativi, non è tanto malvagio dopotutto, non trovi?
      Ho visto che hai messo mi piace sull’articolo “Sono analitico”, ma un matematico creativo l’hai mai conosciuto? Spero che approfondirai questa conoscenza attraverso la lettura dei miei post.
      un caro saluto
      M

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      1. si che conosco matematici “creativi”. La tua risposta scusa se sono un po’ critica me l’aspettavo così, para para. 😉 La mentalità aziendale rimane quella, mi dispiace che non hai approfondito la conoscenza di De Masi che ti consiglio. Sai a volte si prendono esempi oltre Oceano e poi non sappiamo di avere in casa delle vere risorse. 😉 ciao

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  2. Hai assolutamente ragione l’abitudine è deleteria, il non voler rischiare mai non porta a nulla e mi piace la filosofia del tuo blog (spiegata bene anche nel tuo commento qui)! Aspetto anche gli articoli di cui accennavi( sempre nel commento) potrebbero essere un altro arricchimento molto utile! Bel post vorrei reblogare ma prima ti lascio correggere il piccolo errore di battitura se vuoi !

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  3. L’ha ribloggato su Il Cuore di Beatrix Creazioni a maglia ed uncinettoe ha commentato:
    Ciao a tutti, perdonate la mia assenza ma ho degli impegni che mi tengono ‘forzatamente’ lontana dalla pubblicazione delle mie creazioni già pronte ed in attesa di essere ammirate o criticate da voi!
    Decido comunque di condividere con voi gli articoli che mi colpiscono in maniera particolare ed oggi ne ho due che vi dedico.
    Il primo è ‘Vivere creativamente’ di Massimiliano che ringrazio di averlo scritto e di avermi permesso la ‘ricondivisione’.
    Per me rappresenta un mantra che dovremmo recitare ogni giorno. Non si deve mollare mai nonostante tutte le difficoltà insite alla scelta di ESSERE CREATIVI. IL PENSIERO POSITIVO che emerge da questo post non è una banalità quando è inserito in un contesto costruttivo ed ancorato ad un obiettivo serio che ci siamo posti.
    E’ vero, si deve lavorare sodo, sbattere anche la testa contro il muro più volte, impegnarsi, decidere di rischiare ma, è giusto e sacrosanto provarci seriamente e con impegno.
    Questo il mio pensiero, ora vi lascio all’articolo da leggere.

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  4. Ciao 🙂 condivido in pieno questa tu riflessione. Da quando ho spalancato le porte della mia vita alla creatività mi sento più leggera e riesco ad affrontare la vita con meno ansie. Essere creativi è un modo di essere!
    Buon lavoro 😉

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